MARINELLA, RE DI NAPOLI E ARBITER ELEGANTIARUM

Conosco Maurizio Marinella da molti anni, da quando lo incontrai per la prima volta nel suo famoso negozio di Napoli, sempre affollato di clienti e di celebrità. Un uomo semplice, ma elegante nel portamento e nei modi. Un napoletano vero, d'altri tempi. Mi accolse con particolare calore, con la stessa affabilità e cortesia che riserva ai personaggi celebri della politica, della scienza, della società civile che riceve ogni giorno.

Ricordo che fui colpito dal fatto che, stando dietro il bancone del microscopico negozio e continuando a parlarmi, non togliesse mai le mani dai tessuti e dalle cravatte che erano distesi sul bancone. Da quel gesto spontaneo, non studiato, si capiva subito quanto Maurizio fosse legato al suo lavoro e quanto il suo lavoro fosse la sua stessa vita. Dopo suo nonno, fondatore dell'azienda, e suo padre, che vi dedicò l'esistenza, Maurizio ha fatto di questa impresa un simbolo del   images      rigore, della professionalità, dell'onestà e del buongusto sartoriale napoletano ormai noto a tutto il mondo. E ora sta cercando di trasferire tutto ciò a suo figlio.         

Ieri ho avuto modo di incontrare ancora Maurizio Marinella nel suo bellissimo negozio romano a Via di Campo Marzio a pochi metri dal palazzo di Montecitorio. Mi ha accolto con un abbraccio e in due minuti abbiamo ricordato insieme tutte le occasioni d'incontro che abbiamo avuto a Napoli, Roma, Milano e Parigi, dove è stato anche testimone di nozze al mio matrimonio. Davvero una bella amicizia. È appena arrivato in treno da Napoli, un po' stanco e accaldato e si preoccupa subito di verificare se il nodo della sua cravatta è a posto. Ne approfitto per chiedergli: “Ma la cravatta ha sempre lo stesso successo che aveva fino a qualche anno fa?”

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Ha la risposta prontissima, come se si aspettasse la mia domanda. “Sai, fino a poco tempo fa la cravatta si usava in tutte le occasioni. Ai tempi di mio nonno, addirittura, nel guardaroba di un uomo c'era la cravatta che si indossava la mattina, quella per il pomeriggio e la cravatta più importante per la sera. E le cravatte di oggi non erano le stesse di ieri o quelle di domani. C'era il culto della cravatta, insomma. Adesso non è più così. Adesso non abbiamo più tempo. Usciamo di casa al mattino con una cravatta e quella stessa cravatta andrà bene anche per il pomeriggio e per la sera. Ecco perché vestiamo sempre di grigio o di blu. Sono colori per tutte le occasioni. E vale anche per la cravatta.”

Si concede una piccola pausa per salutare un vecchio cliente che entra in negozio e riprende subito il filo del discorso: “Sai, per noi uomini, la cravatta è uno di quei pochissimi accessori che ancora possiamo permetterci. La cravatta, l'orologio, il fazzoletto da taschino… non c'è altro. Mio nonno, a proposito di accessori, mi diceva che noi possiamo indossare sempre lo stesso vestito grigio e portare sempre una camicia bianca, ma se cambiamo cravatta con colori e disegni diversi, tutto il nostro aspetto cambierà e quel vestito grigio sembrerà ogni volta un vestito diverso!”

Al centro del negozio è stato allestito un piccolo laboratorio dove due signore, immancabilmente napoletane, rivestono il ruolo di sarte specializzate nel preparare le cravatte sul posto, sotto gli occhi del cliente. Lui ha scelto un tessuto e loro, assecondando le sue preferenze, gli confezionano ipso facto la cravatta desiderata. Un prodigio!

“Abbiamo sbalordito i francesi con questo sistema. Al Bon Marché di Parigi, c'era la fila davanti allo stand Marinella. Tutti ad ammirare l'abilità delle nostre sarte nel confezionare, una dietro l'altra, le cravatte prescelte.”48361742 1940970642691323 8702425437659201536 o

“Quindi c'è ancora interesse per la cravatta…”, intervengo mentre Maurizio si lascia tentare da qualche piccola golosità che trionfa al centro della sala per accogliere i clienti. “Sì, certo – mi dice – ora indossiamo la cravatta per particolari occasioni: un teatro, un convegno, una riunione d'affari: Insomma direi che la cravatta oggi serve ad aggiungere colore e calore al nostro abbigliamento e si assume anche il compito di denunciare la nostre personalità e il nostro gusto per le cose belle della vita. Pensa che gli americani, sempre attenti alla comunicazione, scelgono con estrema cura la cravatta da indossare in determinate circostanze. Durante le campagne elettorali per la Presidenza degli Stati Uniti, i candidati, tutti indistintamente, riservano una cura attentissima alla scelta del tipo di cravatta che indosseranno quando e se saranno eletti. Uno staff di esperti è incaricato di questa scelta, perché la prima cosa che salterà agli occhi degli americani sarà il colore della cravatta dell'uomo che sarà il loro Presidente per anni.”

Una voce femminile interviene per chiedere: “E nell'arte? Ci sono rappresentazioni celebri di uomini in cravatta?” Maurizio non ha esitazioni: “Certamente! Io stesso ho alcuni dipinti in cui sono rappresentati uomini in cravatta, col chiaro intento di trasmettere un messaggio a chi osserva il quadro, attraverso i colori o il modo di annodare la cravatta stessa.”

58543298 2136369713151414 1429568491400200192 oRiprende fiato solo per un momento, poi riprende: “Oggi, purtroppo c'è un decadimento nel gusto delle persone. E forse non c'è più nemmeno il rispetto che un tempo si aveva per certe istituzioni e nemmeno per il nostro prossimo. Mi è capitato di recente di essere a teatro e di vedere entrare un tale che indossava dei jeans con le lacerazioni all'altezza delle ginocchia e una maglietta a mezze maniche e scarpe da ginnastica. Ecco, questo è un segno del decadimento culturale del nostro tempo. Di fronte a un atteggiamento di questo genere, io chiedo rispetto, non tanto per me, quanto per tutti gli altri, per le istituzioni, per il vivere e il convivere civili.”

Il negozio ora è affollato di clienti, tutti vorrebbero salutare Maurizio Marinella, scambiare qualche parola con lui, coinvolgerlo in un selfie che certamente conserveranno gelosamente. Perché quest'uomo, così amato da tutti, oltre ad essere l'espressione più vera dalla signorilità partenopea, è una figura che rappresenta tutta l'integrità e il valore dell'impresa familiare che si fa strada nel mondo. E con grande successo, tutto ampiamente meritato.  

 

Letto 588 volte Ultima modifica il Venerdì, 04 Ottobre 2019
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Bepi Marzulli

Barese di nascita, studi superiori a Torino e Roma, la sua città di adozione, Bepi Marzulli è iscritto all'Albo dei Giornalisti dal 1977. Le origini familiari, radicate nell'imprenditiorialità di cinema e teatro, gli hanno consentito, giovane studente universitario, di accostarsi al mondo dell'editoria scrivendo numerosi soggetti e sceneggiature per la più importante casa editrice di fotoromanzi, la Lancio, di cui, anni dopo, è stato Direttore Generale. Ha lavorato per molti anni a Parigi, a capo della Rusconi France, dirigendo riviste di moda come Femme e Mariages, di arredamento, Décoration Internationale, e di archeologia come L'Archéologue e Archéologie Nouvelle

Tornato a lavorare in Italia, ha creato e dirige da oltre vent'anni Axioma, una società di outsourcing editoriale che produce periodici e contenuti giornalistici per Editori come Mondadori, Rizzoli Rcs, Cairo. Collabora con varie testate, scrivendo di vari argomenti tra cui enigmistica e gastronomia.

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