CIBO E TECNOLOGIA

Ho scoperto qualcosa che non sapevo esistesse e mi sono accorto che l'ignoranza di questo fatto è tutta e soltanto mia. Ospite per un weekend nella bellissima casa di amici, nel sud della Francia, ho assistito a qualcosa di inatteso. Le giovani figlie del padrone di casa, che si davano da fare per preparare (in una cucina da sogno) la colazione del mattino, se prendevano un qualsiasi alimento impacchettato o inscatolato dalla borsa della spesa appena fatta al mercato, lo sottoponevano a un esame minuzioso. Come mai ?

pagare-la-spesa-con-il-telefonoCon una naturalezza per me “innaturale”, cercavano sull'incarto di ogni prodotto il codice a barre, quell'insieme di striscioline nere di vario spessore dall'indecifrabile aspetto, stampate in un piccolo spazio rettangolare, sul retro o sul fondo dell'incarto. Una volta scovato il rettangolino, lo inquadravano nel visore del proprio telefonino portatile sottoponendolo ad una sorta di esame dal quale traevano notizie e indicazioni sulla validità del prodotto stesso. E questo per ogni tipologia di prodotto dal cibo alla cura della persona.

Incuriosito, ho chiesto spiegazioni e lì le ragazze mi hanno spiegato che sono abituate a vagliare ogni possibileYuka interna 6 notizia riguardante il prodotto industriale acquistato al supermercato o nel negozio sotto casa. Ognuna di loro, sul proprio “portabile” ha scaricato un'app (cioè un'applicazione) che in un batter d'occhio inquadra il codice a barre di un prodotto e ti racconta una sfilza incredibile di informazioni che lo riguardano. La prima, immediata valutazione riguarda un'indice da 1 a 5 o da A ad E sulla qualità del prodotto esaminato. Poi ti racconta di quali ingredienti è composto quel prodotto e per ognuno di essi elenca le percentuali di grassi, di proteine, di vitamine, ecc. Infine dà l'indice di digeribilità e le eventuali quantità ideali del prodotto da assumere, che si tratti di pane, biscotti, formaggio, burro, olio d'oliva, marmellata, salame, carne, pesce e così via.

Come se non bastasse, la magica app (che in Francia si chiama Yuka), dopo avere passato al setaccio un prodotto che potrebbe non corrispondere alle tue aspettative, ti sottopone un elenco di prodotti simili di altre marche, ognuno con caratteristiche più vicine ai tuoi gusti e alle tue esigenze.

Yuka interna 1Incantato da questa per me incredibile scoperta, ho cercato nei siti appositi, in genere App Store, un equivalente italiano di Yuka. Ne ho trovati più d'uno e mi sono soffermato su una App che ho subito scaricato sul mio telefonino. Naturalmente ho cercato di utilizzarla immediatamentee. Tornato a casa ho aperto dispensa e frigorifero, in cerca di prodotti ancora avvolti nell'incarto originale o comunque che portassero impresso un codice a barre. E, uno dopo l'altro, li ho sottoposti all'esame della prodigiosa App.

Ho scoperto che, per dirne una, da anni acquisto e consumo una marca di formaggini famosi da cui sarebbe meglio stare lontani il più possibile. Quanto ai prodotti in scatola (legumi già pronti, tonno, salmone, acciughe, marmellate, sughi e simili) altrettante sgradevoli sorprese. Così ho appreso con sconcerto che gli alimenti più graditi, perché saporiti, gustosi, appetitosi, ecc., possono essere i più pericolosi per la salute, perché contengono ingredienti, additivi e chissà cos'altro, che possono risultare dannosi e nocivi. Anche nei prodotti detti BIO ne hanno bocciato diversi, quindi attenzione, l'abito non fa il monaco.

Poi mi sono accorto che tra le prestazioni della prodigiosa App c'è anche quella che analizza, oltre ai prodotti almentari, anche i cosmetici di uso comune, come saponi, creme, shampoo, essenze e profumi. E anche lì un'amara sorpresa dopo l'altra. Mi sono reso conto che siamo sottoposti ad una specie di bombardamento giornaliero di attacchi nocivi per la nostra salute. E non lo sappiamo, non ce ne accorgiamo.Yuka esterna 2

Naturalmente, se siamo muniti di un'applicazione per indagare sulla composizione dei cibi, occorre usarla prima di fare acquisti e non, come ho fatto io, quando abbiamo già comprato tutto. So già che molti di voi adoperano già strumenti di indagine come le App di cui vi ho parlato e spero che queste poche righe convincano qualcun altro a munirsi di questo utilissimo strumento di indagine che la tecnologia ci offre. Gli App Store del vostro telefonino o del vostro tablet vi mostreranno parecchie applicazioni simili, tra cui alcune che danno risposte anche per prodotti non italiani. Sta a voi scegliere.

Un eccellente modo di cambiare le nostre cattive abitudini alimentari, ma anche un fantastico modo per fare in modo che i grandi gruppi alimentari possano migliorare la qualità dei loro prodotti. Bellissima iniziativa per la nostra salute e per le sorti del nostro pianeta.

Letto 425 volte Ultima modifica il Giovedì, 13 Febbraio 2020
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Bepi Marzulli

Barese di nascita, studi superiori a Torino e Roma, la sua città di adozione, Bepi Marzulli è iscritto all'Albo dei Giornalisti dal 1977. Le origini familiari, radicate nell'imprenditiorialità di cinema e teatro, gli hanno consentito, giovane studente universitario, di accostarsi al mondo dell'editoria scrivendo numerosi soggetti e sceneggiature per la più importante casa editrice di fotoromanzi, la Lancio, di cui, anni dopo, è stato Direttore Generale. Ha lavorato per molti anni a Parigi, a capo della Rusconi France, dirigendo riviste di moda come Femme e Mariages, di arredamento, Décoration Internationale, e di archeologia come L'Archéologue e Archéologie Nouvelle

Tornato a lavorare in Italia, ha creato e dirige da oltre vent'anni Axioma, una società di outsourcing editoriale che produce periodici e contenuti giornalistici per Editori come Mondadori, Rizzoli Rcs, Cairo. Collabora con varie testate, scrivendo di vari argomenti tra cui enigmistica e gastronomia.

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