UN SERATA CON UN MAGNIFICO CHAMPAGNE

«Il mio Champagne preferito è il Louis Roederer Cristal ». La persona che mi ha invitato a bere un calice di champagne a La Societé, a Saint-Germain-de-Prés, mi guarda quasi in imbarazzo, non si aspettava che rispondessi con tanta precisone alla sua domanda sulle mie preferenze in fatto di champagne. Mi rendo conto di avere fatto una gaffe, perché proprio in quel momento una bellissima ragazza ci sta già servendo due calici di uno champagne che non è certo il Louis Roederer Cristal…

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Con una grazia e una professionalità infinite, la fanciulla aspetta che le prime bollicine svaniscano nei bicchieri ed è subito pronta a rimboccarli, fino a raggiungere con geometrica precisione lo stesso livello nei due calici accostati. Solo allora lancio una furtiva occhiata alla bottiglia di campagne e scopro che si tratta di un Ruinart Blanc de Blancs, un altro magnifico vino di alto livello.

urlA questo punto il mio ospite ha percepito il mio imbarazzo e mi viene incontro affrontando l’argomento champagne. Lo rassicuro subito riguardo al Ruinart, che è comunque uno degli champagne che amo di più e gli spiego anche che un po’ me ne intendo, avendo seguito tempo fa un corso particolare, proprio nella regione da cui prende nome questo vino così unico e speciale. 

Speciale perché nessun vino spumante al mondo può essere denominato “champagne”, se non è prodotto nel nord della Francia, in una provincia che occupa la maggior parte della regione amministrativa denominata Champagne-Ardenne. 264 case produttrici di champagne possiedono solo il 12% dei vigneti, ma coprono il 71% del mercato. 

La qualità delle uve che daranno vino è dovuta al terreno calcareo che affiora nella Côte des Blancs della Champagne, che è contiguo allo strato di calcare che si estende verso ovest, sotto Parigi, per poi riemergere nel Regno Unito dando origine alle bianche scogliere di Dover. Il metodo di produzione , di maturazione e invecchiamento è detto “champenoise” e consiste nell'indurre la champagnedettagliorifermentazione in bottiglia dei vini attraverso l'introduzione di zuccheri e lieviti selezionati. 

A mano a mano che il tempo passa, nonostante la pressione interna, minuscole quantità di ossigeno penetrano nella bottiglia di champagne attraverso il tappo di sughero, in base al principio denominato scambio dei gas. In una bottiglia dfi champagne ci sono 250 milioni di bollicine, non 49 milioni come aveva ipotizzato uno studio condotto dallo scienziato Bill Lembeck. 

 La stima è della statunitense Champagne & Sparkling Wine Guide di Tom Stevenson, che ha utilizzato un "sistema di visione artificiale” collegato a una videocamera per registrare il rilascio di bolle e ha concluso che ci sono in media 250 milioni di bolle in una bottiglia di champagne. La pressione presente nella stessa bottiglia è pari a quella in uno pneumatico di un autobus o di un grosso camion.

Letto 572 volte Ultima modifica il Giovedì, 30 Maggio 2019
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Bepi Marzulli

Barese di nascita, studi superiori a Torino e Roma, la sua città di adozione, Bepi Marzulli è iscritto all'Albo dei Giornalisti dal 1977. Le origini familiari, radicate nell'imprenditiorialità di cinema e teatro, gli hanno consentito, giovane studente universitario, di accostarsi al mondo dell'editoria scrivendo numerosi soggetti e sceneggiature per la più importante casa editrice di fotoromanzi, la Lancio, di cui, anni dopo, è stato Direttore Generale. Ha lavorato per molti anni a Parigi, a capo della Rusconi France, dirigendo riviste di moda come Femme e Mariages, di arredamento, Décoration Internationale, e di archeologia come L'Archéologue e Archéologie Nouvelle

Tornato a lavorare in Italia, ha creato e dirige da oltre vent'anni Axioma, una società di outsourcing editoriale che produce periodici e contenuti giornalistici per Editori come Mondadori, Rizzoli Rcs, Cairo. Collabora con varie testate, scrivendo di vari argomenti tra cui enigmistica e gastronomia.

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