COS’È ESATTAMENTE UN VINO BIO?

Ora che l’”etichettatura corretta” è supertrendy, la viticoltura bio sta conoscendo un notevole sviluppo da  10 anni… Quanto più conoscerete il vino e il suo universo, tanto più lo saprete degustare e condividere…


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Spiegazione: cos’è un vino bio?
Pesticidi, erbicidi e prodotti chimici non ne fanno più parte. Se i produttori di vini biologici sono sempre più numerosi, solo il logo AB, rilasciato dal Ministero dell’Agricoltura, permette di distinguere i vini bio. Questo marchio certifica che il prodotto contiene più del 55% di ingredienti biologici.

Secondo i viticoltori
«Coltivare bio è una scelta di vita, in totale armonia  con la natura». Questi viticoltori sostengono di non arricchirsi e sono solo in 1.500 a dividersi l’1,4% dei vigneti francesi. E questa cifra continua a crescere perché i distributori, i supermercati e le enoteche vogliono presentare questi vini sui propri scaffali.

Il vino bio è migliore?bio4
Non è detto, Di contro, esprimerà al meglio la tipicità di un terroir e, visto il limitato utilizzo dei prodotti di sintesi, potrebbe anche porre un freno, in certi casi, al mal di testa… E come dicono gli esperti, «è meglio bere un buon vino tradizionale, che un vino bio cattivo. Ma quando il vino bio è buono, perché privarsene?».

I vini bio hanno delle qualità?
• Il retrogusto di molti vini bio può deludere, sembrare un po’ fiacco. Questo perché non è “truccato” (oggi, ogni viticoltore sa far tenere bene il vino in bocca, abusando del “trucco”. Questo va da un utilizzo di lievito aromatizzato, e soprattutto da un successivo sentore legnoso, creato per alterare e prolungare il persistere del vino in bocca). I buoni vignaioli bio non ricorrono a questi artifici.
• Il volume di alcol è spesso più scarso nei vini bio, anche nell’attuale contesto dell’aumento generale della gradazione alcolica. Quando si fa una degustazione alla cieca di cinquanta vini, l’incontro con un vino bio può sorprendere per la brevità del suo finale.

La strada è lunga
Oggi, anche se esistono dei vini bio di prestigio come il Romanée-Conti, e la viticoltura biologica è in pieno sviluppo, i Francesi non abbandonano i vini della tradizione, per bere solo i bio!

Il vignaiolo bio mette al bando tutti i trattamenti?
La regola d’oro del vignaiolo bio consiste nel rifiutare l’aggiunta di sostanze, soprattutto chimiche. Lui utilizza solo prodotti di origine naturale, in numero e quantità limitati, soprattutto per quello che riguarda il rame. E poi i cosiddetti prodotti “di contatto” per il trattamento delle malattie della vite. Per prodotti “di contatto”, ecco cosa si intende: la pianta non viene vaccinata, non si inietta nessuna sostanza pericolosa nel terreno o nella pianta, si agisce in  modo preventivo. Una semplice pioggia può portare via questi prodotti di contatto. In caso di maltempo, un viticoltore bio si assume quindi il rischio di perdere in parte il suo raccolto. Anche le vigne devono essere arate.

bio3Quali sono le regioni principali della viticoltura bio?
La viticoltura bio si sviluppa anzitutto nelle regioni in cui il vino non viene venduto semplicemente in base alla sua notorietà. Questo succede nel Languedoc e nella valle della Loira, regioni in cui sono il lavoro e l’impegno del vignaiolo a far la differenza, e non la notorietà del vino. A Bordeaux succede il contrario. Tutto il mondo è alla ricerca del bordeaux. È per questo che gli uomini d’affari investono prima di tutto in Gironda. La nomea di questa regione si è poi diffusa grazie al lavoro dei consulenti enologi, che lavorano molto nei castelli. Questi nostri enologi si sono irradiati da Bordeaux in tutti i vigneti del Nuovo Mondo. Ma questi consulenti, con tanto di diploma, non si sono mai accostati all’aspetto biologico della vigna. Nel Médoc, nelle Graves o nell’Entre-deux-Mers, la regola fondamentale è sempre stata: «Anzitutto, produrre il bordeaux». Un vignaiolo bio non ragiona così. Per lui, ciò che conta è fare viticoltura biologica, identificare e rispettare il “gusto” del proprio terroir, anche se il risultato non è sempre conforme a quello che lui si immaginava…

bio2La mia selezione:
Saumur-Champigny: Clos Rougeard (dei fratelli Foucault).
La freschezza del vino è legata anzitutto a un grande terroir, la differenza apportata dalla viticoltura bio è percepibile. In questo vino, esiste una regolarità, dovuta a una gestione armoniosa della vigna. Quando si assaggiano dieci millesimati, restiamo colpiti dalla straordinaria omogeneità del vino. Questa caratteristica viene direttamente dall’uva, e non dal lavoro dell’uomo in cantina. Ogni vigna restituisce infatti le “violenze” subite (trattamenti, potature) nel corso degli anni.

 

Letto 548 volte Ultima modifica il Giovedì, 30 Maggio 2019
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Bepi Marzulli

Barese di nascita, studi superiori a Torino e Roma, la sua città di adozione, Bepi Marzulli è iscritto all'Albo dei Giornalisti dal 1977. Le origini familiari, radicate nell'imprenditiorialità di cinema e teatro, gli hanno consentito, giovane studente universitario, di accostarsi al mondo dell'editoria scrivendo numerosi soggetti e sceneggiature per la più importante casa editrice di fotoromanzi, la Lancio, di cui, anni dopo, è stato Direttore Generale. Ha lavorato per molti anni a Parigi, a capo della Rusconi France, dirigendo riviste di moda come Femme e Mariages, di arredamento, Décoration Internationale, e di archeologia come L'Archéologue e Archéologie Nouvelle

Tornato a lavorare in Italia, ha creato e dirige da oltre vent'anni Axioma, una società di outsourcing editoriale che produce periodici e contenuti giornalistici per Editori come Mondadori, Rizzoli Rcs, Cairo. Collabora con varie testate, scrivendo di vari argomenti tra cui enigmistica e gastronomia.

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