Per stabilire quale orlo adottare per ciascun pantalone, dobbiamo prima pensare alle scarpe da indossare.

Partiamo dai jeans. La preferenza va alle sneakers, evidentemente, con calzino ultracorto (ma appena visibile) e uno scampolo di caviglia in vista. Orlo sì o orlo no? Assolutamente no! Le sneakers (dall'inglese to sneak = muoversi furtivamente) sono nate sportive, corrono su tutte le strade e, se raccolgono polvere, prima o poi la depositano nell'orlo del pantalone. Quindi, niente orlo. Chiaro? Stesso discorso per altri tipi di scarpa sportiva, tipo tennis, car-shoe, ecc.
Proviamo a salire di tono. Mocassini con fibbia o lacci, Sebago in camoscio tinta unita, o anche finte sneakers in pelle. Pantalone bene attillato con riga stirata a dovere. Qui l'orlo è d'obbligo e il calzino non è strettamente prescritto, anche se con l'atunno che avanza…
Andiamo al top! Abito completo: giacca e pantaloni con o senza cravatta (ma io dico “con”) su camicia bianca ultrachic. Scarpe allacciate (Weston, Ferragamo, Moreschi, roba di classe, insomma!). Calzino obbligatorio. E l'orlo? Un urlo: 4 centimetri! Perché questa è una regola ben precisa: mai l'orlo dev'essere alto meno di 4 centimetri.
Che si tratti di tessuto jeans o di lana sopraffina, la gamba del pantalone è sempre rastremata verso il basso con una larghezza di 17 o 18 cm in media, che può però oscillare, per chi ama gli estremi, da 16,5 cm a 19 cm per i più tradizionalisti. Per quanto riguarda la lunghezza, meglio fare in modo che il tessuto non poggi mai mollemente sulla scarpa, ma lasci appena intravvedere il calzino che, naturalmente, dev'essere ben assortito, in tessuto e colori, al pantalone stesso. Ancora due piccoli suggerimenti: le tasche devono essere profonde per non lasciare che il loro contenuto sfugga quando ci si si siede e, ancora, la cintura dev'essere della giusta lunghezza, la sua parte terminale non deve mai pendere o svolazzare in vita. Insomma, dedicate qualche minuto in più del vostro prezioso tempo a controllare davanti allo specchio che tutto sia in regola, che ogni dettaglio del vostro modo di indossare i pantaloni corrisponda a ciò che siete o che volete apparire. Sta a voi lavorare un po', provare e riprovare pazientemente. Una bella silhouette si ottiene solo a questo prezzo.
Per chiudere, lasciatemi dire una cosa per onestà intellettuale: con l'orlo o senza l'orlo, con tutte le regole rispettate oppure no, l'importante è essere eleganti, non importa come, né quanto. L'eleganza, credetemi, non sta nelle scarpe, nella cravatta, nell'orlo dei pantaloni, nei calzini, né nel provare o riprovare davanti a uno specchio. L'eleganza è dentro di noi, perché fa parte di quello che siamo.
Nel romanzo “I promessi sposi”, Alessandro Manzoni fa dire a Don Abbondio, intimidito davanti al cardinale Borromeo: “…il coraggio, se uno non ce l'ha, non se lo può dare!” Be' per l'eleganza il concetto è esattamente lo stesso: se non ce l'hai per natura, nessuno te la può dare.
"PERCHÉ TU NON TI PERDA NEL QUARTIERE"



Zuppetta di fave e cicorietta
Già Dante nella Divina Commedia ne aveva delineato i confini tra Cecina e Tarquinia nell'Alto Lazio. Quello che rende unica la Maremma, facendone un microcosmo perfetto, è la diversità del suo territorio: mare, collina e montagna si fondono insieme e colorano diversamente il paesaggio. L'azzurro del mare cristallino dell'Argentario, il nero degli scogli di Talamone, il giallo delle lunghe spiagge di Castiglione della Pescaia, il verde delle colline di Massa Marittima e il marrone del Monte Amiata. La Maremma è indubbiamente una parte della Toscana da visitare, perchè molto ha da offrire. Non solo cultura e paesaggi mozzafiato, ma anche prodotti tipici e vini da degustare. La cucina maremmana è fatta di piatti semplici e tradizionali realizzati con prodotti locali e stagionali di altissima qualità da accompagnare con un buon bicchiere di Morellino di Scansano o di Bianco di Pitigliano. Il piatto più rappresentativo è l'acquacotta, che ha sfamato intere generazioni di maremmani ed è il simbolo dell'arte di fare di necessità virtù. Infatti non esiste una ricetta unica poichè ogni massaia usava i prodotti stagionali del suo orto e il formaggio del suo gregge. Sicuramente l'ingrediente comune a tutte le ricette è l'olio extra vergine dei colli maremmani.
