A stimolare la mia tardiva curiosità è stata mia moglie, qualche giorno fa. Era domenica e ci siamo svegliati tardi. Nessuna voglia di uscire di casa, sbadigli e pigrizia a non finire. Per un caffè nessun problema, ma per la colazione, il p'tit déj del nostro ménage per metà francese, il problema c'era, eccome! Frigorifero vuoto e dispensa vuota, a parte quei residui di elementi commestibili vari che sono lì chissà da quanto.
È Nathalie ad avere l'idea: “Ti faccio il pain perdu!” Azzardo un timido: “Ma come?” Mi risponde che c'è tutto quel che serve e quindi non devo preoccuparmi di niente. Lei si mette ai fornelli e in mezz'ora prepara un piatto eccezionale. Solo a raccontarvelo mi torna l'acquolina in bocca. Mangio la prima fetta, poi un'altra ed è sempre più buono. Decido di fotografarlo, finirà sul mio blog o su Instagram, non so.
Poi mi dico che non è possibile che i francesi possano vantare una simile leccornia e noi italiani no. Mi sbaglio ancora una volta. Finisco a scartabellare sui miei libri di cucina e anche su Internet e scopro che il “panperduto” esiste anche da noi, in quasi tutte le regoni italiane.
Mi vergogno un po' per la mia ignoranza e lascio da parte le rivendicazioni nazionalistiche. Siamo o non siamo in Europa? Decido di passare ai fatti: divulgherò la cultura del pain perdu, quello francese, perché vi assicuro che ne vale la pena. Prima scrivo un pezzo introduttivo, pubblico una foto e, infine, regalo ai miei lettori la ricetta originale (tratta da Les recettes faciles, di Françoise Bernard, Ediz Hachette). Eccola!

PAIN PERDU
Difficoltà: nessuna
Costo: bassissimo
Tempo di preparazione e cottura: 30 minuti
Ingredienti per 4 persone:
Pane: da 4 a 8 fette (a seconda della loro dimensione9
Latte: ¼ di litro
Zucchero in polvere: 100 g (6 cucchiai)
Rhum: 2 cucchiai
Uova: 2
Burro o margarina: 50 g
Esecuzione:
1. In un piatto fondo o in una ciotola mescolate il latte, 2 cucchiai di zucchero e i due cucchiai di rhum.
2. Mettete a mollo nel latte le fette di pane (meglio se raffermo) per 2 minuti lasciando che se ne imbevano. Poi passatele nelle uova che avrete precedentemente sbattuto.
3. Fate sciogliere a fuoco moderato il burro o la margarina in una padella. Quando sarà liquido mettetevi le fette di pane a dorare per 1 o 2 minuti su ogni lato.
4. Disponete le fette dorate sui piatti di portata, spolveratele generosamente di zucchero e servitele.
Che altro dirvi? Che potreste abusare della vostra golosità e guarnire ogni fetta con un po' di marmellata a vostra scelta? O che, se in fondo alla dispensa trovate un barattolo con un residuo di Nutella, non dovete assolutamente impedirvi di dare sfogo alle vostre voglie? Insomma, fate voi, ma scrivetemi, fatemi sapere com'è andata. Ci conto!
"PERCHÉ TU NON TI PERDA NEL QUARTIERE"



Zuppetta di fave e cicorietta
Già Dante nella Divina Commedia ne aveva delineato i confini tra Cecina e Tarquinia nell'Alto Lazio. Quello che rende unica la Maremma, facendone un microcosmo perfetto, è la diversità del suo territorio: mare, collina e montagna si fondono insieme e colorano diversamente il paesaggio. L'azzurro del mare cristallino dell'Argentario, il nero degli scogli di Talamone, il giallo delle lunghe spiagge di Castiglione della Pescaia, il verde delle colline di Massa Marittima e il marrone del Monte Amiata. La Maremma è indubbiamente una parte della Toscana da visitare, perchè molto ha da offrire. Non solo cultura e paesaggi mozzafiato, ma anche prodotti tipici e vini da degustare. La cucina maremmana è fatta di piatti semplici e tradizionali realizzati con prodotti locali e stagionali di altissima qualità da accompagnare con un buon bicchiere di Morellino di Scansano o di Bianco di Pitigliano. Il piatto più rappresentativo è l'acquacotta, che ha sfamato intere generazioni di maremmani ed è il simbolo dell'arte di fare di necessità virtù. Infatti non esiste una ricetta unica poichè ogni massaia usava i prodotti stagionali del suo orto e il formaggio del suo gregge. Sicuramente l'ingrediente comune a tutte le ricette è l'olio extra vergine dei colli maremmani.
